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La Chiave dell’Apocalisse

Il Cristo smaschera l’Anticristo

A GESÙ
IL MESSIA VIVENTE
TORNATO IN MEZZO NOI

Il 13 Maggio 1970
Gesù ha rivelato l’Apocalisse in Libano.

«Vieni con Me dal Libano, o Sposa,
con me dal Libano vieni.»
(Cantico dei Cantici 4,8)

«Certo, ancora un po‘
e il Libano si cambierà
in un Frutteto
e il Frutteto sarà considerato una selva.
Udranno in quel giorno
i sordi le parole di un Libro;
liberati dall’oscurità e dalle tenebre,
gli occhi dei ciechi vedranno…
Perché il tiranno non sarà più, sparirà il beffardo,
saranno eliminati quanti tramano l’iniquità.»
(Isaia 29,17-20)

Introduzione

L’Apocalisse è un Libro profetico su eventi e protagonisti del XX e XXI secolo. Quest’epoca tumultuosa è quella della riapparizione e della fine di una «Bestia»: l’Anticristo, alla vigilia del Ritorno del Cristo.

Questo Libro è stato rivelato a Giovanni, l’Apostolo di Gesù, nel 95 d.C. L’Apocalisse è un Libro chiuso «sigillato con sette sigilli» (Apocalisse 5,1). Questo significa che è perfettamente segreto. Nessuno può pretendere di scoprire il messaggio (Apocalisse 5,3). Solo Gesù possiede la chiave per interpretare gli enigmi che vi si trovano (Apocalisse 5,5-7). Gesù manderà il Suo messaggero con questo «piccolo Libro aperto» (Apocalisse 10,1-2) per rivelare il suo contenuto nel momento del compimento degli avvenimenti apocalittici annunciati (Apocalisse 22,10 / 22, 16).

Quest’interpretazione dell’Apocalisse non è il frutto di uno sforzo personale. Non avrebbe alcun valore. Essa è la conseguenza di rivelazioni sconvolgenti fatte dal Cristo ad un prete Libanese. Gesù gli ha rivelato l’insospettabile identità della «Bestia» del capitolo 13 dell’Apocalisse, per illuminare gli uomini di buona fede, tutti i veri credenti.

L’Apocalisse predice il ritorno di questa Bestia che esisteva già in passato (Apocalisse 17,8).

Anche Gesù, però, ritorna per smascherarla, distruggerla e restaurare il Regno di Dio (Apocalisse 1,7 / 22,20).

Questa «Bestia» è l’Anticristo di cui parla lo stesso Giovanni nelle sue lettere (1 Giovanni 2,22 / 2 Giovanni 7). La rivelazione della sua identità è la Chiave che apre il «Piccolo Libro sigillato» dell’Apocalisse, perché, per deduzione, essa spiega tutti i simboli apocalittici.

L’autore di queste pagine è il prete a cui il Signore Gesù ha confidato questa Chiave. La rivelazione di questo messaggio ha avuto come conseguenza persecuzioni sornione e minacce da parte di molti Cristiani Libanesi -vescovi, preti e laici- al servizio della Bestia. Sedotti dalle sue proposte e impauriti dalla sua potenza, essi la servono. In questo modo hanno sacrificato la loro nobile Missione e hanno tradito la testimonianza dovuta a Gesù (Matteo 24,10-12).

Il depositario del Messaggio apocalittico ha dovuto rompere tutti i legami con la Chiesa a causa del coinvolgimento di questa in favore della Bestia. Pietro, l’Apostolo di Gesù, ha dovuto, prima di lui, agire allo stesso modo nei confronti della Sinagoga per «obbedire a Dio piuttosto che agli uomini» (Atti 5,27-29).

Questo fu per quel prete e per coloro che hanno creduto al suo Messaggio una liberazione morale e una restaurazione spirituale. Essi «giudicano da se stessi ciò che è giusto» come Gesù prescrive (Luca 12,56-57). Questi pionieri della liberazione spirituale provengono da varie religioni e condizioni. Essi hanno dato avvio, tramite la loro fede indefettibile nel messaggio apocalittico, l’amore e l’unione che regnano tra di loro, alla Restaurazione Universale profetizzata da Pietro (Atti 3,20-21).

Questa liberazione ha fatto di loro dei credenti indipendenti e dei testimoni autentici del vero Messia, Gesù di Nazareth.

L’enigma chiave

L’Apocalisse contiene un enigma: una Bestia misteriosa è menzionata al capitolo 13: «Vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, ecc…», dice San Giovanni.

Chi è questa Bestia? Questo è il principale enigma apocalittico. Gli uomini sono chiamati a identificarla. Solo i saggi e gli intelligenti saranno in grado di farlo (Apocalisse 13,18):

«Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della Bestia: essa rappresenta un numero d’uomo. E tal cifra è 666.»

Questo enigma principale è la chiave di tutti gli enigmi apocalittici. Risolvendolo, tutti gli altri simboli diventano chiari.

«Apocalisse» deriva dal greco: «Apocalypsé». Scritto in greco, questo Libro comincia con questa parola, da cui il suo nome. In greco «calypse» vuol dire coprire, velare o nascondere. «Apocalypsé», al contrario, significa scoprire, smascherare o rivelare ciò che è nascosto.

L’identità della Bestia è nascosta, mascherata nel libro dell’Apocalisse. Da venti secoli -dalla rivelazione dell’Apocalisse a San Giovanni nell’anno 95 d.C.- molti hanno cercato di svelare il suo mistero. Tutti questi sforzi umani, però, sono stati vani. Alla fine, il 13 Maggio 1970, Gesù stesso ha svelato il mistero apocalittico. Prima di questa data, alcuni hanno creduto che la Bestia rappresentasse l’Impero Romano, altri vi hanno visto il demonio, altri ancora il comunismo, Hitler o la bomba atomica, ma nessuna di queste spiegazioni corrispondeva alle descrizioni che l’Apocalisse dà della Bestia. Nessun uomo può scoprire l’identità di questa Bestia. L’Apocalisse stessa ci insegna che «nessuno, né in Cielo, né in Terra» è in grado di svelare questo mistero attraverso uno sforzo personale, solo Gesù ha questo potere. In effetti, San Giovanni dice al capitolo 5,1-5:

«E vidi nella mano destra di Colui (Dio) che era assiso sul trono un libro a forma di rotolo… sigillato con sette sigilli (perfettamente segreto). Vidi un angelo forte che proclamava a gran voce: Chi è degno di aprire il libro e scioglierne i sigilli? Ma nessuno era in grado, né in Cielo, né in terra, né sotto terra di aprire il libro e di leggerlo (capirlo). Io (Giovanni) piangevo molto perché non si trovava nessuno degno (in grado) di aprire il libro e di leggerlo (per venti secoli nessuno ha potuto spiegare l’Apocalisse). Uno dei vegliardi mi disse: Non piangere più; ha vinto il Leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide (Gesù) e aprirà (interpreterà) il Libro e i suoi sette sigilli.»

Solo Gesù può, quindi, rivelare il segreto dell’Apocalisse. Questo è il motivo per cui questo libro è sigillato con sette sigilli. Nel linguaggio profetico, la cifra sette è quella della perfezione. Questo significa che il segreto era perfettamente custodito (vedere Isaia 29,11).

Le pagine del libro sono scritte «sul lato interno e su quello esterno». Ciò significa che nessuno è autorizzato ad aggiungere qualcosa sotto pena di ricevere una punizione eterna:

«Dichiaro a chiunque ascolta le parole profetiche di questo libro: a chi vi aggiungerà qualche cosa, Dio gli farà cadere addosso i flagelli descritti in questo libro; e chi toglierà qualche parola di questo libro profetico, Dio lo priverà dell’albero della Vita e della Città santa, descritti in questo libro!» (Apocalisse 22,18-19)

Questo è il motivo per cui questo libro sacro è sigillato da sette sigilli in quanto nessun altro che il Cristo lo può toccare.

L’Apocalisse, inoltre, ci informa di un fatto importante: Gesù aprirà il libro, cioè lo spiegherà, rivelando il suo segreto a un inviato speciale. San Giovanni ha visto quest’uomo venire nel mondo sotto forma di un «Angelo che teneva in mano un piccolo libro aperto». Giovanni dice: «Vidi poi un altro Angelo possente discendere dal Cielo… Nella mano teneva un piccolo libro aperto» (Apocalisse 10,1-2). Questo «piccolo libro aperto» è quello che Dio teneva in mano chiuso, poiché era «sigillato con sette sigilli»; eccolo qui ora «aperto», nella mano de «l’Angelo» perché esso è spiegato e accessibile all’intelligenza umana. L’Apocalisse, in effetti, in termini di volume, è solo un «piccolo libro». Le parole «venire giù dal Cielo» significano che la spiegazione del Libro viene dal Cielo.
La parola «Angelo», nel linguaggio profetico, significa messaggero. Si tratta dunque di un uomo. Inoltre Gesù domanda a Giovanni nell’Apocalisse di indirizzare dei messaggi ai responsabili delle sette Chiese, che sono quindi uomini, in questi termini: «Scrivi all’Angelo della Chiesa di Efeso (Apocalisse 2,1)… Scrivi all’Angelo della Chiesa di Smirne…» (Apocalisse 2,8). Questi «Angeli» sono uomini.

Gesù manda il Suo messaggero per spiegare l’Apocalisse: «Io, Gesù, ho mandato il mio Angelo (messaggero) per testimoniare a voi queste cose riguardo alle Chiese» (Apocalisse 22,16). Ci sono, quindi, due inviati apocalittici: San Giovanni e l’«Angelo» mandato più tardi.

Giovanni ha ricevuto il messaggio apocalittico in simboli incomprensibili, e il Signore gli domanda esplicitamente di non spiegarli: «Metti sotto sigillo quello che hanno detto i Sette Tuoni (le parole dell’Apocalisse) e non scriverlo (non spiegarle)» (Apocalisse 10,4). Venti secoli dopo, quando la Bestia è apparsa, anche Gesù è apparso per spiegare l’Apocalisse e per mandare il Suo secondo messaggero proprio con l’ordine opposto di rendere pubblici gli enigmi:

«Non mettere sotto sigillo le parole profetiche di questo libro, perché il Tempo (del Ritorno di Cristo) è vicino (poiché la Bestia è apparsa).» (Apocalisse 22,10)

Il mio dovere, in coscienza, è quindi quello di informare fedelmente e di rendere pubblici i motivi che mi hanno spinto a pubblicare questo messaggio.

Consigli
Non è sufficiente leggere questo testo, commentarlo in favore o contro. Bisogna fare riferimento al testo del Libro dell’Apocalisse. È un piccolo Libro; non occorre tanto tempo per leggerlo… e rileggerlo molte volte, con il cuore aperto all’evidenza e alla Verità.

Come Gesù ha rivelato l’enigma

Il 13 Maggio 1970, Gesù mi è apparso a Beirut (Libano), per rivelarmi l’identità della Bestia. Prima, però, di questa visione -in tanti anni- molte visioni mi avevano preparato a questa sconvolgente rivelazione. Ecco le più importanti:

Gesù mi è apparso nel 1968 e mi ha chiesto:
«Ho un segreto da rivelarti che ti attirerà molti nemici: Per Me accetti?» Io ho risposto spontaneamente: «Sì!». Egli mi ha abbracciato calorosamente, poi è scomparso.

Pochi mesi dopo, mi è apparso ancora e ha ripreso:
«Per prima cosa, voglio sapere se tu sei fanatico». In quel momento non sapevo cosa rispondere. Alla fine ho balbettato: «Se essere fanatico vuol dire credere in Te ciecamente, non è questo il caso. Io so perché credo in Te. È con conoscenza di causa che io Ti seguo». Mi ha guardato fisso negli occhi, non ha risposto nulla e poi è sparito.

Anni dopo, comunque, ho capito che Gesù si riferiva in particolare al fanatismo dei Cristiani nei confronti dell’Islam e dei Mussulmani.

Qualche mese più tardi, Gesù mi disse:
«Molti di quelli che si fanno il segno della croce sul viso rifiuteranno le mie profezie bibliche. Essi fanno finta di credere nella Bibbia, ma non le prestano alcuna attenzione. E tu, tu farai cadere le maschere». Io non compresi subito cosa Gesù volesse dirmi con ciò.

Il 28 Aprile 1969, il Signore mi disse:
«Dì loro: chiunque dirà Santo, Santo, Santo è il Signore Dio, l’Onnipotente, benedetto Colui che viene nel nome del Signore, vedrà nella propria anima Colui che rivelerà la verità» (vedere Isaia 6,3 e Matteo 21,9).

Il 4 Maggio 1969, ero al convento del Santo Salvatore, vicino Sidone, nel sud del Libano. Ebbi allora la seguente visione durante il riposo: La Bibbia era aperta al capitolo 10 dell’Apocalisse, il versetto seguente si distaccava nettamente in lingua francese:

«Tu devi profetizzare DI NUOVO su molti popoli, nazioni, lingue e re.» (Apocalisse 10,11)

Le parole «DI NUOVO» apparivano a lettere maiuscole e scintillavano in sincronia con i battiti del mio cuore, come se fossero legate ad esso. Poi, comparve un braccio steso di luce, potente, con l’indice puntato contro il mio petto e sentii una voce molto potente dirmi in arabo: «Questa missione è affidata a te!» In quello stesso momento, udii il telefono squillare. La Voce mi disse: «Questa telefonata è per te. Chiedono di te da Beirut. Che questo sia un segno che sono Io che ti parlo». Io non mi alzai per rispondere. Essendo solo un ospite nel convento, toccava rispondere a qualche monaco. Il telefono continuò a suonare per lungo tempo.

Io ignoravo tutto dell’Apocalisse, avendola letta solo un paio di volte, molti anni prima, senza capirci nulla. Non mi ricordavo niente del suo contenuto e non mi attirava. Spettava ad altri scienziati spiegarla. A me bastavano i libri del Vecchio Testamento, le profezie messianiche, i Vangeli con le chiare parole di Gesù ivi contenute. Come la maggior parte della gente, anche tra i preti, non ero attratto dall’Apocalisse a causa dei simboli misteriosi che vi si trovano e che scoraggiano la maggior parte dei lettori.

Tuttavia, questa visione mi sconvolse. Io aprii immediatamente il capitolo 10 dell’Apocalisse. Fui profondamente scosso trovando questo versetto nel punto esatto in cui lo avevo appena visto nella visione, l’unica differenza era che le parole «di nuovo» non erano in lettere maiuscole. Non sapevo cosa pensare: «Forse è il Demonio che vuol farmi credere di essere qualcuno importante» mi dicevo. Ebbi paura e, prendendo il mio Rosario mi indirizzai alla Vergine: «Tu sei mia Madre; illuminami». Poi mi precipitai in giardino per recitare il Rosario. Attraversando la porta verso il giardino, il portiere mi chiamò: «Padre, dove eravate? Perché non avete risposto al telefono? Qualcuno dal Libano ha chiesto di voi!» Scioccato da questo richiamo; risposi che doveva rispondere un monaco non io. Quest’intervento del portiere aumentò ancora di più la mia perplessità. Era ancora un altro Segno evidente di un intervento celeste.

In quel momento, non ero conscio del perché bisognasse «profetizzare di nuovo su…». Questa visione fu il mio primo contatto profondo con questo piccolo Libro. Essa mi lasciò del tutto distaccato da esso e deciso ad ignorarlo.

Il 19 Aprile 1970, Gesù mi chiese:
«Per quale motivo ho mandato Maria, nostra Madre, ad apparire a Fatima e non altrove? Se tu possiedi saggezza, rispondimi».

Sconcertato, non sapevo cosa rispondere. Dopo un momento di riflessione, confessai timidamente: «Io non lo so».

Allora Gesù replicò gentilmente: «Rifletti ancora». Vedendomi annaspare alla ricerca di una risposta, Egli mi disse sorridendo: «Per battezzarla».
«Battezzare Fatima?! È il nome della figlia del Profeta Maometto. Fosse questa la conversione del Mussulmani?» pensai.

«Fatima» è un villaggio del Portogallo dove la Vergine benedetta è apparsa nel 1917 per dare un messaggio importante che rimane segreto ancora oggi. Questo «Segreto di Fatima», non rivelato dai Papi e il segreto dell’Apocalisse sono la stessa cosa. Nell’estate del 2000, il Papa Giovanni Paolo II ha fatto finta di rivelare il suo contenuto, ma ciò che è stato «rivelato», non è stato evidentemente convincente per i chiaroveggenti.

Il nome di questo villaggio deriva da «Fatima», la figlia di un Emiro mussulmano, che si fece battezzare in Portogallo nel XII secolo, durante la «Riconquista» cristiana del Portogallo e della Spagna. Morta poco dopo il matrimonio, suo marito cristiano, il Principe Gonzalo Herminguez, diede il suo nome a questo villaggio in cui la Santa Vergine ha scelto di apparire. Questo villaggio è dunque il simbolo di un importante battesimo. Fatima è anche il nome della figlia del Profeta Maometto. Ella è venerata particolarmente dagli Sciiti che la considerano la «Madre dei Mussulmani Sciiti». Fatima rappresenta quindi i Mussulmani, in particolare modo gli Sciiti, cari a Dio per la loro battaglia legittima contro la Bestia dell’Apocalisse. Tramite questa lotta si opera il Battesimo di Fatima, simbolo dei Mussulmani. Nostra Madre Maria è apparsa a Fatima, perché il mondo intero capisse che l’impegno mussulmano contro la Bestia è benedetto dal Cielo. I Cristiani stessi dovrebbero passare attraverso questo Battesimo per essere salvati.

In seguito la Vergine mi apparve per dirmi: «Figlio mio, portameli tramite il Corano». Ciò mi spinse, molto più tardi, a scrivere il mio libro: «Sguardo di fede sul Corano».

Il 12 Maggio 1970, Gesù mi apparve presso la finestra del balcone della mia camera a Beirut. Io ero a letto. Con uno sguardo corrucciato e il petto largo guardava fisso verso il Sud del Libano e disse in arabo: «Non tacerò i tuoi abomini, o Israele!»

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Visione di Gesù

Il 13 Maggio 1970, Gesù mi rivelò alla fine il segreto annunciato nel modo seguente: svegliandomi all’alba io Lo vidi come un uomo di Luce scolpito nel marmo bianco splendente tenendosi al capezzale del mio letto. Una pace profonda, una sicurezza e una potenza invincibile emanavano da Lui. Egli mi disse parlando attraverso me al mondo intero: «Oggi è il 13 Maggio, il giorno dell’apparizione di Nostra Madre a Fatima (nel 1917). Apri il capitolo 13 dell’Apocalisse: La Bestia è Israele!».

Egli scomparve subito dopo avermi confidato la chiave dei misteri apocalittici. Io ero completamente solo, e mi sentii tutto solo di fronte a questa sconvolgente rivelazione…; specialmente perché io ero pro-Israeliano.

«La Bestia è Israele»?!… Mio Dio, che Parole!!

Mentre Gesù parlava, un brusio infernale cercava di parassitare il Messaggio che si infiltrava tuttavia come un mormorio nelle mie orecchie. A ogni modo quest’intervento satanico cessò immediatamente, e io sentii chiaramente e nettamente le parole: «Apri il capitolo 13 dell’Apocalisse: La Bestia è Israele». Questa visione durò solo un minuto, ma sconvolse tutta la mia vita… come una volta quella di Paolo lungo la strada per Damasco (Atti 9).

Dopo la visione, mi alzai sbalordito e aprii la Bibbia al capitolo 13 dell’Apocalisse. Speravo di non trovarvi la Bestia, anche perché avevo simpatia per Israele: io lo consideravo salvatore dei Cristiani contro i Mussulmani.
Fui scioccato nel trovarvi effettivamente «una Bestia con sette teste e dieci corna». La Bestia aveva ricevuto «potestà grande… una delle sue teste sembrò colpita a morte, ma la sua piaga mortale fu guarita. Allora la terra intera presa d’ammirazione andò dietro alla Bestia» (Apocalisse 13,3), pensando che nessuno potesse misurarsi contro di lei: «Chi è simile alla Bestia e chi può combattere contro essa?» (Apocalisse 13,4). Solo gli eletti da Dio la combatteranno, coloro i cui «nomi sono scritti nel Libro della vita dell’Agnello immolato (Gesù)» (Apocalisse 13,8). Subito realizzai che Israele possiede questo potere immenso, che la «ferita mortale» in questione si applicava alla distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C. e, con ogni evidenza, al crimine hitleriano. La gran parte degli uomini -io ne facevo parte- è effettivamente sedotta da Israele, ritenendo che nessuno possa attaccare questo Stato. Solo i figli di Fatima gli resistono.

Più avanti, nello stesso capitolo, lessi che vi è un’«altra Bestia… Essa esercita tutto il potere della prima bestia in sua presenza e costringe la terra e i suoi abitanti ad adorare la prima Bestia, la cui ferita mortale era stata guarita… e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio» (Apocalisse 13,11-17). Allora io dedussi che se la prima Bestia era Israele, la seconda Bestia che la sostiene non potevano che essere gli Stati Uniti d’America, che proteggono e armano Israele. Allora capii chi erano i «molti nemici che mi sarei attirato» e chi erano «i molti popoli, nazioni, lingue e re su cui dovevo profetizzare di nuovo», poiché la testimonianza contro Israele non si fa più oggi come i Profeti e Gesù avevano fatto in passato (vedere per esempio Isaia 1,2-4 / Geremia 2,26-37 / Michea 3,9-12 / Matteo 23,33-37 / Giovanni 8,44).

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La seconda Bestia al servizio della prima

Di fronte a questi dettagli ero stupefatto; sentii la realtà del messaggio e la sua importanza. La paura mi minacciava. Perché ero stato io a ricevere tutto questo? Io ero impotente nei confronti di un tale nemico! Dopo questa visione e questa lettura, mi sentii come isolato in un mondo di silenzio. Una sensazione di gravità si abbatté su di me. Sentii il bisogno di pregare, molto e profondamente.

Iniziò allora una guerra di pensieri dentro di me: «Io sono un prete e, come tale, non devo occuparmi di politica», pensavo. D’altra parte, però, realizzai che il fenomeno israeliano non era solo politica, perché Israele si rifiuta di riconoscere Gesù come il vero e unico Messia e che, nonostante la rottura della prima Alleanza (Geremia 31,31-33), Israele pretende ancora di avere un diritto divino sulla Palestina, sotto il pretesto che essa resti la Terra Promessa agli Ebrei.

Capii, quindi, che riconoscere a Israele qualunque diritto biblico sulla Palestina significasse tradire Gesù e rappresentasse una contro-testimonianza del Suo Messianismo spirituale e universale. Il problema era senza alcun dubbio di una dimensione spirituale. Ci voleva discernimento per riconoscere la Bestia: «Qui sta la Sapienza! Chi ha intelligenza calcoli il numero della Bestia: essa rappresenta un numero d’uomo. E tale cifra è 666» dice l’Apocalisse (13,18).

Tutti questi pensieri mi misero in forte imbarazzo, a causa della corrente opposta potente e pericolosa che bisognava affrontare. Compresi, quindi, che questo era il segreto che Gesù doveva rivelarmi e che mi avrebbe attirato dei nemici.

Nel mio cuore, io Lo sentii chiedermi di nuovo: «Per Me accetti?». Allora io riconfermai di accettare, realizzando, questa volta pienamente, perché dovevo «profetizzare di nuovo su molti popoli, nazioni, lingue e re».

Le persone che mi stavano attorno, la mia stessa famiglia, alle quali mi ero aperto, mi si rivoltarono contro, soprattutto quelli che mi erano più prossimi e più cari. Questo confermava l’avvertimento e mi fece meditare su ciò che Egli aveva detto agli Apostoli: «I nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa» (Matteo 10,36).

Io ignoravo che queste difficoltà non erano che l’inizio di un lungo combattimento. Infatti, l’odio contro di me crebbe quando rivelai ciò che il Signore mi disse in arabo il 15 Maggio del 1970: «Attento a non sporcarti le mani con il sangue del Palestinese: Io e lui siamo uno; Io sono rifiutato dagli Israeliani come lui».

Poi, attirando a Sé un uomo, Egli mi disse: «Non vedi la somiglianza?». I due volti, infatti, si somigliavano perfettamente.

Da allora, iniziai a leggere e a rileggere molte volte l’Apocalisse con un nuovo interesse, munito di questa Luce nuova. A furia di andare avanti nella lettura, e a forza di rileggere, i simboli misteriosi divennero chiari l’uno dopo l’altro. Tra le altre cose, compresi allora, e non senza stupore, che il «nuovo nome» di Gesù, oggi, è «Palestinese»: «Il vincitore… inciderò su di lui il Nome del mio Dio… e il mio nome nuovo», disse Gesù. (Apocalisse 3,12). E questo a scandalo di «molti popoli, nazioni, lingue e re», compresi Cristiani e capi religiosi!

La Domenica di Pentecoste di questo stesso anno, il 17 Maggio, fui invitato da membri Palestinesi della mia parrocchia alla mostra del pittore Palestinese Ismail Shammout. Io accettai l’invito a compiere il mio primo passo nel mondo Palestinese che a quel tempo ignoravo completamente. Lì, fui profondamente colpito da un quadro: un «Fedayin» Palestinese dal viso fiero e forte, dall’ampio petto nudo, con gli occhi ardenti di purezza e di giustizia, in piedi con fierezza e collera, con le mani legate dietro alla schiena, con delle luci che si riflettevano sul suo viso e sul petto. Era circondato da soldati Israeliani, in piedi nell’ombra attorno a lui, con le loro armi puntate con paura contro di lui, avevano un aspetto meschino.

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Il fedayn Palestinese – Ismail Shammout

Tutto era paradossale in questo quadro: egli era prigioniero, ma vittorioso; essi si credevano trionfanti, ma sembravano sconfitti; egli era il giudice ed essi i condannati. Squadrai a lungo l’uomo: era il volto di Gesù che io avevo visto al mio balcone guardare con collera verso il Sud minacciando Israele. Era anche lo stesso viso che avevo visto due giorni prima vicino a quello di Gesù, identico al Suo. Immediatamente, sentii la voce del Maestro:
«È così che stavo in piedi, anch’Io, di fronte al sommo sacerdote quando, sfidandomi, mi chiese se Io fossi veramente il Messia, il Figlio di Dio. Avendogli risposto in modo affermativo, con forza e fermezza, come in questo quadro, egli è diventato rosso di rabbia con tutti i suoi e Mi hanno condannato a morte».

Volli immediatamente avere maggiori dettagli su questo quadro. Il pittore mi disse: «Quest’uomo rappresenta Mahmoud Hejazi, il primo ’Fedayin‘ a essere stato imprigionato. Si trova attualmente ancora in prigione in Palestina, nelle prigioni israeliane».

Due anni più tardi Dio mi fece la grazia di incontrare Mahmoud che era appena stato liberato. Ci abbracciammo calorosamente. Ciò mi ricordò l’abbraccio caloroso del Signore, quando avevo accettato la rivelazione del segreto a costo delle persecuzioni.
Di nuovo, il 20 Maggio 1970, Gesù mi disse:
«Sì, il Palestinese è la pietra d’inciampo!».

Fino ad allora ero stato completamente indifferente al dramma Palestinese; da quel momento fu suscitato il mio interesse e cercai di conoscere meglio questo popolo e di capire il significato profondo del suo grido straziante. Imparai ad amarlo, così come era, a causa della grande ingiustizia che gli era stata fatta e che l’identificava in Gesù.

Molte altre iniziative divine mi permisero di comprendere il messaggio apocalittico che sono chiamato oggi a rivelare. Quello che è stato menzionato è sufficiente a un uomo di buona volontà che desideri avere informazioni precise sui fatti. Spero quindi di poter contribuire a offrire al lettore la possibilità di capire la situazione spiritualmente, come rivelata da Gesù, e non di interpretarla politicamente secondo le visione di uomini e dei media complici.

In questo modo mi fu affidata la Chiave dell’Apocalisse. Ora io sono chiamato a spiegare questo «Piccolo Libro» rimasto misterioso per così tanto tempo. In più è necessario avere, come dice l’Apocalisse, «sapienza e intelligenza» (13,18) per accettare questa Rivelazione Divina così chiara e così semplice. Bisogna avere anche la fede, l’amore per la verità e per la giustizia così come il coraggio di andare contro-corrente alla politica pro-israeliana di «molti popoli, nazioni, lingue e re».

A partire da questa «Chiave», si possono finalmente rompere i «7 sigilli del piccolo Libro» e comprendere tutto il simbolismo dell’Apocalisse. Essendo arrivato il Tempo annunciato dall’Apocalisse, Gesù ne ha rivelato il mistero per salvare gli uomini di buona fede -di tutte le razze, di tutte le religioni e gli Ebrei stessi- dal maleficio di Israele.

Infine, è importante sottolineare due punti che, prima o poi, tutti dovranno ammettere:

  1. L’Apocalisse, questo Libro oscuro, non ci è stata data per rimanere vaga e incompresa. Non se ne vedrebbe l’utilità pratica e salvifica.
  2. L’interpretazione di questo piccolo santo Libro non può essere un’opera strettamente umana, essa non può venire a noi se non nel modo in cui quella dei suoi simboli ci venne data, cioè da una rivelazione divina (Apocalisse 5,1-5). Questo è spiegato più avanti.

Per questo non desidero apparire come uno di quelli che offrono ancora un’altra interpretazione personale dell’Apocalisse. Mi si chiede di essere informatore e testimone fedele di una Rivelazione Divina.

Infine Gesù mi disse ciò che era stato detto in precedenza al profeta Ezechiele:

«Parla e rivela queste cose al mio popolo. Ascoltino o non ascoltino.» (Ezechiele 2,5)

Presentazione del Libro

L’Apocalisse contiene le profezie sul ritorno e la caduta finale di Israele. Questo Stato non riapparirà mai più. È la fine del suo tempo. È ciò che Gesù intendeva dicendo «finché i tempi dei pagani siano compiuti» (Luca 21,24), che significa la fine del tempo dell’Anticristo e, secondo San Paolo, la fine del «mistero dell’iniquità che è già in atto» (2 Tessalonicesi 2,7-8). Gesù ha rivelato l’Apocalisse a Giovanni per mettere in guardia i Suoi. Oggi «i Suoi» sono quelli che credono a essa. Infatti il Libro inizia così:

«Rivelazione (Apocalisse) di Gesù Cristo, che Dio Gli diede (a Gesù) per rendere noto ai suoi servi (i credenti) le cose che devono presto accadere e che Egli (Gesù) manifestò inviando il Suo angelo al Suo servo Giovanni (Apocalisse 1,1)…
Beato chi legge e coloro che ascoltano la parole di questa profezia e mettono in pratica le cose che vi sono scritte, perché il Tempo è vicino.» (Apocalisse 1,3)

Come molti Cristiani, San Giovanni fu esiliato nell’isola di Patmos nel 95 d.C. dall’imperatore Domiziano. Su quest’isola egli ricevette le numerose visioni apocalittiche:

«Io, Giovanni… mi trovavo sull’isola di Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza resa a Gesù Cristo.» (Apocalisse 1,9)

Egli rivela, per due volte, di aver ricevuto da Cristo l’ordine di scrivere le sue visioni in un libro: «Quello che vedi scrivilo e mandalo alle sette Chiese…» (Apocalisse 1,11). «Scrivi, dunque, le cose che hai visto, quelle che sono e quelle che accadranno dopo» (Apocalisse 1,19). Il libro che Giovanni ha scritto è l’Apocalisse. Bisogna ben rilevare che vi sono due periodi diversi: «le cose che sono» e poi «quelle che accadranno dopo». Il secondo periodo si riferisce a un tempo particolare nel futuro. Il nostro.

Quindi, questo Libro, composto di 22 capitoli, è diviso in due parti ben distinte: una prima parte che riguarda il tempo di Giovanni, «le cose che sono», ed una seconda parte concernente un periodo futuro, «quelle che accadranno dopo». La missione del secondo messaggero apocalittico, l’Angelo dell’Apocalisse (Apocalisse 10,1-2), è specifica: spiegare le profezie che si riferiscono a questo secondo periodo, «il futuro», ora compiuto e attuale.

La prima parte

Essa si compone dei capitoli da 1 a 3 ed è indirizzata alle sette principali Chiese in Asia Minore (Turchia) fondate da Giovanni. Contiene esortazioni alla fede.

Questa prima parte, al contrario della seconda, è ben strutturata. Vi si trova una sequenza logica, ben ordinata e piuttosto comprensibile. Non ci soffermeremo su questi tre capitoli che non riguardano lo scopo del nostro studio.

La seconda parte

Essa va dal capitolo 4 al 22. Essa è separata nettamente dalla prima parte e inizia così: «Dopo ciò ebbi una visione: una porta era aperta nel Cielo. La voce… diceva: Sali quassù, ti mostrerò le cose che devono accadere in seguito» (Apocalisse 4,1). Questa parte riguarda, quindi, eventi futuri già menzionati in Apocalisse 1,19.

Alcuni pensano che i capitoli della seconda parte, come quelli della prima, si adattino a tutti i tempi e luoghi e che parlino della lotta contro il male in generale. Non è così, perché Dio sottolinea un tempo particolare, futuro a Giovanni, e un luogo ben preciso, la Palestina, come mostrano i versetti seguenti:

Un tempo particolare ed un luogo ben preciso

1. «Rivelazione di Gesù Cristo che Dio Gli diede per rendere noto ai Suoi servi le cose che devono presto accadere.» (Apocalisse 1,1)

2. «Scrivi, dunque, le cose che hai visto, quelle che sono e quelle che accadranno dopo (il ritorno della Bestia).» (Apocalisse 1,19)

3. «Sali quassù: ti mostrerò le cose che devono accadere in seguito (ancora il ritorno della Bestia).» (Apocalisse 4,1)

4. «Vidi poi un Angelo (Gesù)… con una catena in mano… incatenò Satana per mille anni… lo gettò nell’Abisso… fino al compimento dei mille anni. Dopo questi, dovrà essere sciolto per un po’ di tempo» (Apocalisse 20,1-3). «Quando i mille anni saranno compiuti, Satana verrà liberato dal suo carcere e uscirà per sedurre le nazioni…» (Apocalisse 20,7)

5. «La Bestia che hai visto era, ma non è più, salirà dall’Abisso, ma per andare in perdizione.» (Apocalisse 17,8)

Noi constatiamo che vi sono qui 3 punti importanti:

  • La «Bestia» esisteva nel passato («era»), prima che l’Apocalisse fosse scritta. Questo non si applica né al comunismo, né all’Islam, né a Hitler o ancora alle armi nucleari.
  • La «Bestia» non esisteva più all’epoca di Giovanni («non è più»). Non si può dire dunque che essa simbolizzi il male in generale, perché questo è sempre esistito. Allo stesso modo ciò non si adatta all’Impero romano, come pretendono alcuni esegeti, perché quest’impero esisteva ancora nel 95 d.C.
  • Essa ritorna dopo Giovanni, perché «salirà dall’abisso» (nel futuro). Il suo ritorno coincide con la liberazione di Satana (Apocalisse 20,7). Saliranno entrambi «dall’abisso» (Apocalisse 11,7 / 20,1-3).

6. «…Sette angeli che avevano sette flagelli; gli ultimi, poiché con essi si deve compiere l’ira di Dio (contro la Bestia mettendo fine alla sua esistenza).» (Apocalisse 15,1)

7. «Dieci re, i quali non hanno ancora ricevuto un regno, ma riceveranno (in futuro) potere regale, per un’ora soltanto insieme con la bestia.» (Apocalisse 17,12)

8. «I quattro angeli sul Grande Fiume Eufrate (Iraq) pronti per l’ora, il giorno, il mese, l’anno.» (Apocalisse 9,15)

Si tratta di un luogo e un momento storico ben precisi: l’Eufrate. Questo si adatta perfettamente alla guerra internazionale contro l’Iraq. Infatti gli Stati Uniti, guidati da George W. Bush senior, e i loro alleati d’Europa avevano minacciato questo paese, nel 1990, di intervenire militarmente contro di lui, fissando una data limite: la mezzanotte (l’ora) del 16 (il giorno) Gennaio (il mese) del 1991 (l’anno). Difatti, questa minaccia fu messa in pratica immediatamente dopo la mezzanotte del giorno stabilito. Questa guerra internazionale contro questo paese dell’Eufrate è un segno apocalittico indiscutibile per coloro che hanno lo spirito profetico. Essa è l’unica guerra nella Storia mondiale ad essere stata fissata in anticipo quasi «nell’ora, nel giorno, nel mese, nell’anno» (Apocalisse 9,15). È una tromba apocalittica forte, che solo i sordi non sentono.

Per sottolineare l’importanza di quest’evento, l’Apocalisse menziona una seconda volta ancora l’Eufrate: «Il sesto angelo versò la sua coppa sopra il grande fiume Eufrate…» (Apocalisse 16,12). Questa seconda menzione dell’Eufrate si riferisce alla seconda guerra scatenata dagli Stati Uniti d’America il 19 marzo 2003 contro l’Iraq sull’Eufrate. Queste due guerre furono scatenate da due presidenti Americani, padre e figlio con lo stesso nome: George W. Bush (padre) e George W. Bush (figlio).
Il primo, George Bush padre, figura tra i «10 re al servizio della Bestia che non hanno ancora ricevuto un regno» all’epoca di San Giovanni (Apocalisse 17,12). (vedere il capitolo successivo su questi «10 re»). Suo figlio, George Bush junior -che porta provvidenzialmente lo stesso suo nome- è dunque l’undicesimo re, ma è comunque uno dei dieci precedenti (fra cui si trova già anche il suo nome) perché egli ambiva a compiere l’opera di suo padre. Egli è dunque uno dei dieci re nello stesso spirito profetico in cui l’ottavo re della Bestia è detto «ad un tempo l’ottavo re e uno dei sette», perché pretende di compiere le opere dei 7 precedenti (Apocalisse 17,10-11).

9. La seconda Guerra contro l’Iraq porta a compimento la seconda profezia riguardante l’Eufrate (Apocalisse 9,14 / 16,12). È la guerra di Armaghedòn (Apocalisse 16,16). L’attraversamento dell’Eufrate da parte dei «re dell’Oriente» sarà compresa nel momento del suo compimento (Apocalisse 16,12).

10. «Il Signore, il Dio che ispira i profeti, ha mandato il suo angelo per mostrare ai suoi servi ciò che deve accadere tra breve. Ecco, Io (Gesù) verrò presto.» (Apocalisse 22,6-7)

È chiaro che tutti questi avvenimenti sono i segni del Tempo del Ritorno del Cristo. Capisca chi può!

11. I tre versetti seguenti indicano che gli eventi apocalittici temporali sono di un livello essenzialmente spirituale: si tratta della guerra finale del Cristo e i Suoi contro l’Anticristo e i suoi. Questa battaglia decisiva ha luogo in una precisa località geografica, cioè in Palestina e, in particolare a Gerusalemme:

«…I quali (i pagani) calpesteranno la Città Santa (Gerusalemme) per quarantadue mesi.» (Apocalisse 11,2)

«…La Bestia che sale dall’Abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà. I loro cadaveri rimarranno esposti sulla piazza della Grande Città… dove appunto il loro Signore fu crocifisso.» (Apocalisse 11,7-8) (Gesù è stato crocifisso a Gerusalemme.)

«Quando i mille anni saranno compiuti, Satana verrà liberato dal suo carcere e uscirà per sedurre le nazioni ai quattro punti della terra, Gog e Magog, per adunarli per la guerra… su tutta la superficie della terra (la Palestina) e cinsero d’assedio l’Accampamento dei Santi e la Città Diletta (Gerusalemme).» (Apocalisse 20,7-9)

La Bestia è l’Anticristo

Tutti gli interpreti biblici riconoscono che la Bestia sia l’Anticristo di cui parla San Giovanni e l’Uomo Iniquo, o Colui che si contrappone (al Cristo: l’Anticristo) previsti da Paolo. Essa deve apparire alla vigilia del Ritorno del Cristo: Giovanni dice: «Chi è il menzognero se non colui che nega che Gesù è il Cristo? Questo è l’Anticristo!» (1 Giovanni 2,22).

Gli Israeliani sono i soli a negare «che Gesù sia il Cristo», il Messia di Dio. L’Islam proclama questa Verità, il Corano riconosce, soprattutto, che Gesù sia «la Parola di Dio» e «lo Spirito di Dio» (Corano III; La Famiglia d’Imran,45).

Paolo ha detto: «…Riguardo alla Venuta (il Ritorno) del Signore nostro Gesù Cristo… prima infatti dovrà avvenire l’apostasia e dovrà essere rivelato l’Uomo Iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone (l’Anticristo). Non ricordate che, quando ero tra voi, venivo dicendo queste cose?» (2 Tessalonicesi 2,1-5).

I tempi apocalittici sono dunque riconoscibili dalla riapparizione dell’Anticristo in Palestina, fino al cuore stesso di Gerusalemme, per condurre la battaglia finale contro il Cristo. Quest’ultimo lo vincerà e l’Anticristo sparirà per sempre (Apocalisse 17,8). Ciò conferma quello che Gesù aveva già rivelato ai Suoi apostoli riguardo la Fine dei Tempi: «Ma quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, sappiate allora che la sua devastazione è vicina» (Luca 21,20). Rendiamoci anche conto che è l’Ora del Ritorno di Gesù.

Nella parabola del fico, Gesù ci domanda di riconoscere questo Tempo in cui la Bestia riappare e che precede il Suo Ritorno:

«Dal fico poi imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose (la Bestia in Palestina), sappiate che Egli (il Figlio dell’Uomo, Gesù) è proprio alle porte.» (Matteo 24,32-33)

È quindi imperativo! Dobbiamo scoprire l’identità della Bestia per realizzare che l’Ora del Ritorno di Gesù è arrivata.

L’Apocalisse, un libro di Giudizio

Il Libro dell’Apocalisse è un libro di Giudizio: condanna la Bestia e i suoi alleati (Apocalisse 14,9-11), ma concede la Vita Eterna a quelli che la smascherano e la combattono. Il Giudizio è presentato nel modo seguente:

«Vidi poi un grande Trono bianco e Colui che sedeva su di esso… Furono aperti dei Libri (le Sacre Scritture). Fu aperto anche un altro Libro (l’Apocalisse), quello della Vita. I morti vennero giudicati in base a ciò che era scritto in quei Libri…» (Apocalisse 20,11-12)

Questi «morti» rappresentano l’umanità sprofondata nelle tenebre mortali dell’ignoranza: questi non sono le anime di quelli che hanno lasciato questa terra per l’Aldilà. Tutti coloro che, da quaggiù, ascoltano il Messaggio di questo Libro aperto e lo mettono in pratica ritornano alla Vita spirituale: «Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e mettono in pratica le cose che vi sono scritte…» (Apocalisse 1,3). Nel passato, Gesù aveva utilizzato lo stesso linguaggio: «…è venuto il momento -ed è questo- in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata vivranno» (Giovanni 5,25). Si tratta, certamente, di riprendere vita spiritualmente. Questa è la «prima Resurrezione» di cui parla l’Apocalisse (20,5). Il «Piccolo Libro Aperto» dà questa Vita a tutti coloro che l’ascoltano, coloro che «hanno orecchi per ascoltare ciò che lo Spirito dice» agli uomini del mondo intero (Apocalisse 3,22).

Così, questo «altro Libro», aperto dopo i primi, è l’Apocalisse. È stato tenuto chiuso «sigillato con sette sigilli nella mano di Colui (Dio) che era assiso sul Trono» (Apocalisse 5,1). È aperto alla nostra intelligenza dopo gli altri Libri della Bibbia, essendo stato l’ultimo a essere compreso. Oggi, come una volta con i Suoi primi Apostoli, Gesù ritorna dai Suoi nuovi Apostoli per «aprire le loro menti all’intelligenza delle Scritture», e particolarmente dell’Apocalisse (Luca 24,45).

Bisogna segnalare che «Colui che siede sul grande Trono bianco» non ha più in mano quel Libro che Egli teneva chiuso nel capitolo 5,1 dell’Apocalisse. Questo perché «L’Agnello (Gesù) giunse e prese il Libro dalla destra di Colui che era seduto sul trono» (Apocalisse 5,7) per darlo all’Angelo che «nella mano teneva un piccolo Libro aperto» (Apocalisse 10,2) come è stato spiegato precedentemente al capitolo I. Questo piccolo Libro è l’Apocalisse, piccolo in volume, ma grande in Saggezza.

Dall’apertura di questo «Piccolo Libro» (10,2) è in corso il giudizio del mondo. Coloro che prendono le parti della Bestia, l’Anticristo, fossero essi Cristiani, si oppongono al Cristo; e coloro che la combattono, fossero pagani, si uniscono all’esercito spirituale del Cristo. Il giudizio divino avviene con il trionfo di Gesù e dei Suoi e con la sconfitta definitiva della Bestia e dei suoi alleati: «Le dieci corna che hai visto sono dieci re… Questi hanno un unico intento: consegnare la loro forza e la loro potenza alla Bestia. Essi combatteranno contro l’Agnello, ma l’Agnello li vincerà… e quelli con Lui sono i chiamati, gli eletti e i fedeli (Apocalisse 17,12-14)… Vidi allora la Bestia e i re della terra con i loro eserciti radunati per muovere guerra contro Colui che era seduto sul cavallo (Gesù) e contro il suo esercito. Ma la Bestia fu catturata e con essa il falso profeta che alla sua presenza aveva operato quei portenti… Ambedue furono gettati vivi nello stagno di fuoco» (Apocalisse 19,19-21).

Noi constatiamo, quindi, due parti che si oppongono: quella della Bestia contro quella del Cavaliere. I protagonisti della prima parte: il Drago, la Bestia, i dieci re e i loro eserciti.

I protagonisti della seconda parte sono: il Cavaliere, il Suo Esercito, la Donna, i due Testimoni e l’Angelo. Nel capitolo seguente vengono dati maggiori dettagli sui protagonisti.

Riassunto della storia

Gli avvenimenti apocalittici e i loro protagonisti sono presentati simbolicamente e in un modo intricato, disordinato, così che tutto non fosse compreso se non all’apertura del piccolo Libro. Ecco i protagonisti e un riassunto della storia.

I protagonisti alleati dell’Anticristo

Satana

Gesù, nel momento della Sua prima venuta, incatenò il demonio:

«Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori», aveva detto Gesù (Giovanni 12,31).

L’Apocalisse ha predetto la liberazione del demonio dopo mille anni simbolici:

«Vidi poi un Angelo (Gesù) che scendeva dal Cielo… Afferrò il dragone… Satana e lo incatenò per mille anni… Quando i mille anni saranno compiuti, Satana verrà liberato dal suo carcere e uscirà per sedurre le nazioni dai quattro punti della terra… Gog e Magog, per adunarli per la guerra… Marciarono su tutta la superficie della terra e cinsero d’assedio l’accampamento dei santi e la Città diletta.» (20,1-9)

Il diavolo, dopo esser stato incatenato dal Cristo, è liberato dall’Abisso dall’Anticristo, la Bestia, il cui simbolo è la Stella (di David). L’Apocalisse dice:

«Il quinto Angelo suonò la tromba e vidi un astro caduto dal Cielo sulla terra (la Bestia caduta). Gli fu data la chiave del pozzo dell’Abisso (l’inferno); egli aprì il pozzo dell’Abisso e salì dal pozzo un fumo come il fumo di una grande fornace, che oscurò il sole e l’atmosfera…» (9,1-2)

Si tratta, certamente, del Sole della Giustizia e della Verità. È la Luce spirituale che si spegne sulla terra. Questo è il motivo per cui «il sole si oscurò» (Apocalisse 6,12 / Matteo 24,29). La complicità tra Satana e l’Anticristo è perfetta. Quest’ultimo ha liberato il diavolo che, a sua volta, lo riporta sulla «Terra Promessa». Il Cristo ha rifiutato la collaborazione con il diavolo. L’Anticristo, al contrario, la cerca. Il clan satanico, così formato, è sostenuto dalla seconda Bestia allo scopo di impiantare la Bestia in Palestina per fondare, contro la volontà esplicita di Dio, un regno sionista (vedere 1 Samuele 8 e il testo «Il Dramma di Gesù»).

La Bestia

Una «Bestia» è esistita in passato, essa non esisteva più nel 95 d.C. data nella quale l’Apocalisse fu scritta. Giovanni la vede ritornare per un Periodo nel futuro, ma per scomparire poi per sempre:

«Vidi salire dal mare una Bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi… (13,1)… E tale cifra è 666 (Apocalisse 13,18)… La Bestia che hai visto era (nel passato, prima del 95 d.C.), ma non è più (nel 95 d.C.), salirà dall’Abisso, ma per andare in perdizione.» (17,8) …«E più non riapparirà.» (18,21)

Israele è l’unico Stato che sia esistito nel passato (prima del 95 d.C.) come Regno e che non esisteva più nell’anno 95 d.C., essendo stato distrutto da Tito nell’anno 70 d.C.

Sotto Salomone, questo Regno aveva raggiunto l’apogeo della sua gloria ed era diventato il famoso Impero Salomonico: «La quantità d’oro che affluiva nelle casse di Salomone ogni anno era di 666 talenti, senza contare quanto ne proveniva dai trafficanti…» (1 Re 10,14 / 2 Cronache 9,13). Per scoprire l’identità della Bestia, dobbiamo paragonare il suo «numero 666» al peso dell’oro (666 talenti) che entrava nelle casse di Salomone. Questo perché la Bestia sogna di ristabilire l’Impero di Salomone, il «Grande Israele», di cui il numero «666» diviene il simbolo. Da notare che è un «numero d’uomo» (13,18); ciò significa che questa Bestia è il simbolo di un gruppo umano.

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666, simbolo della Bestia e del Grande Israele

Nel 587 a.C., Nabucodonosor mise fine, una prima volta, al Regno ebraico. Questo Regno fu ristabilito in seguito dai Romani nel 37 a.C., con Erode il Grande come re. Gesù annunciò la fine prossima di questo secondo Regno Israeliano: «Gli si avvicinarono i Suoi discepoli per farGli osservare la costruzione del Tempio. Gesù disse loro: Vedete tutte queste cose? In verità vi dico, non resterà qui pietra su pietra che non venga diroccata» (Matteo 24,1-2). In effetti, Roma, che aveva ristabilito il Regno in Israele, gli mise fine una seconda volta cento anni dopo. Distruggendo Gerusalemme e il Tempio nel 70 d.C., il Generale Romano Tito compì, a sua insaputa, la profezia del Cristo. L’Apocalisse predice il ritorno della Bestia, una terza volta, ma per andare in perdizione per sempre: «e più non riapparirà» (18,21 / 19,19-21).

La potenza della Bestia

Nel momento della sua terza apparizione, la Bestia ritorna nel mondo armata di una grande potenza conferitale «dal Drago» e dalla sua alleata «la seconda Bestia» (13,11):

«Il Drago le diede la sua forza, il suo trono e la sua potestà grande.» (Apocalisse 13,2)

Bisogna sottolineare che è Satana -e non Dio- che sostiene la Bestia, ed è ancora egli che riunisce i suoi sudditi «dai quattro punti della terra» in Palestina (Apocalisse 20,7-8).

«Vidi poi salire dalla terra un‘altra Bestia… Essa esercita tutto il potere della prima Bestia in sua presenza…» (Apocalisse 13,11-17)

La «ferita» della Bestia

La Bestia era stata ferita a morte alla testa, ma la sua ferita mortale è stata guarita: «Una delle sue teste sembrò colpita a morte, ma la sua piaga mortale fu guarita» (Apocalisse 13,3).

Questa ferita mortale è il simbolo delle due distruzioni subite da Israele nel passato ed evoca anche il crimine di Hitler. Il profeta Geremia usò quest’espressione nel momento della distruzione di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor:

«I miei occhi grondano lacrime notte e giorno, senza cessare, perché da grande calamità è stata colpita la figlia del mio popolo, da una ferita mortale.» (Geremia 14,17)

La Bestia, guarita dalla sua ferita mortale, riappare gloriosa, potente, seducente e ben sostenuta dai suoi alleati: il «Drago» e la «seconda Bestia». Il mondo intero ammira la «resurrezione» di Israele.

Il potere di seduzione della Bestia

Il mondo è in ammirazione davanti a questa Bestia guarita che riappare con gloria e potenza. Tutti affermano che nessuno è capace di combatterla:

«Allora la terra intera presa d’ammirazione andò dietro alla Bestia… e adorarono la Bestia dicendo: ’Chi è simile alla Bestia e chi può combattere contro essa?‘ (13,3-4)… E gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto nel Libro della Vita fin dalla fondazione del mondo, stupiranno nel vedere che la Bestia…» (Apocalisse 17,8)

Nessuno, infatti, osa pretendere di vincere lo Stato di Israele. La grande potenza di questo piccolo Stato si estende su diversi importanti piani (militare, sociale, mediatico, finanziario, di lobby internazionali…). Questo le dà un impero internazionale che intimidisce, cioè paralizza, la maggioranza delle persone. Volente o nolente, il mondo segue la politica Israeliana. Anche il Vaticano non osa opporvisi, né testimoniare per il Messia davanti alla sua potenza. Nessuno si aspetta la tragica fine che subirà Israele, fine profetizzata dall’Apocalisse.

Durata della Bestia e sua caduta

Alla Bestia è concesso di trionfare durante un periodo simbolico di «quarantadue mesi», di impiantarsi, per la guerra, su tutta l’estensione della Palestina e di occupare Gerusalemme, prima di scomparire improvvisamente:

«I quali (i pagani, il popolo della Bestia) calpesteranno la Città Santa (Gerusalemme) per 42 mesi.» (Apocalisse 11,2)

Sono definiti «Pagani» a causa del loro rifiuto di Gesù.

«Quando i mille anni saranno compiuti, Satana verrà liberato dal suo carcere e uscirà per sedurre le nazioni (i Pagani o i gentili già menzionati)… Gog e Magog (simbolo dei Pagani), per adunarli per la guerra (non per la pace: shalom)… Marciarono su tutta la superficie della terra (le colonie ebraiche) e cinsero d’assedio l’accampamento dei santi e la Città diletta (Gerusalemme). Ma un fuoco scese dal Cielo e li divorò.» (Apocalisse 20,7-9)

Gli Ebrei Sionisti, falsi Ebrei secondo Apocalisse 2,9 / 3,9, spinti da Satana, non da Dio, sono venuti numerosi in Palestina dai quattro punti del mondo. Sono corsi là «sedotti» dal mito della «Terra Promessa». Si sono stabiliti qui, attraverso la guerra, non con la pace, su tutta l’estensione del paese, fino a Gerusalemme che hanno proclamato loro capitale. Giovanni ha previsto la distruzione certa e improvvisa dello Stato di Israele sotto forma di un «fuoco che scese dal Cielo».

L’Altra Bestia (I Dieci Re)

Dopo la prima Bestia, Giovanni vede «un’altra Bestia» che si adopera per stabilire l’impero della prima Bestia imponendolo a tutte le nazioni, con ogni mezzo. Questa seconda Bestia è chiamata anche il «falso profeta» (Apocalisse 19,20), perché parla in favore della prima Bestia e profetizza falsamente il suo successo (la vera profezia predice, al contrario, la sua disfatta). Essa è anche rappresentata dalle «dieci corna» sulle teste della prima Bestia che rappresentano i «dieci re» al suo servizio:

«Vidi poi… un’altra Bestia… Essa esercita tutto il potere della prima Bestia in sua presenza…potesse far mettere a morte tutti coloro che non adorassero l’immagine della Bestia… e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della Bestia…» (Apocalisse 13,11-17)

«Le dieci corna che hai visto sono dieci re, i quali non hanno ancora ricevuto un regno, ma riceveranno potere regale, per un’ora soltanto insieme con la Bestia. Questi hanno un unico intento: consegnare la loro forza e il loro potere alla Bestia» (Apocalisse 13,1 / 17,3 / 17,12-13).

«…Ma la Bestia fu catturata e con essa il falso profeta che alla sua presenza aveva operato quei portenti… (Apocalisse 19,20)… E il diavolo, che li aveva sedotti, fu gettato nello stagno di fuoco e zolfo, dove sono anche la Bestia e il Falso Profeta…» (Apocalisse 20,10)

Da notare che questi dieci re appaiono nello stesso momento della Bestia. Il sostegno incondizionato degli U.S.A. a Israele rivela l’identità della seconda Bestia. I «dieci re» sono i dieci presidenti degli U.S.A. dalla fondazione di Israele nel 1948, da Truman a Clinton che ne è il decimo: Truman, Eisenhower, Kennedy, Johnson, Nixon, Ford, Carter, Reagan, Bush Senior, Clinton.

George W. Bush Junior è l’undicesimo, portando tramite suo padre, uno dei dieci precedenti, il nome identico al suo, figura tra i dieci.

Senza questi dieci re dell’America, Israele non sarebbe né esistito, né durato…

In fin dei conti, delusi dalle loro azioni, i «dieci re» (a partire dal regno dell’undicesimo: Bush Jr) e la Bestia stessa distruggeranno Israele, colpendo «Gerusalemme», il suo cuore. Sarà una sorta di autodistruzione: «Le dieci corna che hai viste e la Bestia odieranno la Prostituta (Gerusalemme)… e la bruceranno col fuoco» (Apocalisse 17,16). Quando questo accadrà capiremo meglio con quale mezzo Gesù, il Cristo vivente, distruggerà l’Anticristo.

La Prostituta è la «donna seduta sopra la Bestia» (Apocalisse 17,3-5). Giovanni spiega che «La donna che hai visto simboleggia la Città Grande (Gerusalemme), che regna su tutti i re della Terra» (Apocalisse 17,18). Essa regna sui «dieci re» e, attraverso essi, su gli altri capi di Stato e i loro eserciti. Giovanni la vide «squarciata in tre parti»: Ebrea – Cristiana – Mussulmana (Apocalisse 16,19), mettendo fine al sogno Sionista.

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«Quella donna era ebbra del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù (Apocalisse 17,6)»

Quelli che collaborano con la Bestia sono radiati per sempre dal Libro della Vita Eterna. Coloro che combattono la Bestia sono gli eletti da Dio:

«L’adorarono tutti gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto fin dalla fondazione del mondo nel Libro della Vita dell’Agnello (Gesù) immolato (crocifisso).» (Apocalisse 13,8-9)

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«Nelle braccia di questo padre ebbro di dolore, un piccolo Palestinese vittima della violenza israeliana» Foto Reuters – L’Orient le Jour – 20.05.2004)

I protagonisti alleati del Cristo

«Il Cavaliere»

Il Cavaliere dell’Apocalisse è Gesù, il «Verbo di Dio; Egli giudica e combatte con giustizia» contro l’Anticristo, la Bestia dell’Apocalisse e i suoi alleati:

«Poi vidi il Cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco; Colui che lo cavalcava si chiamava ’Fedele‘ e ’Verace‘; Egli giudica e combatte con giustizia… porta scritto un nome che nessuno conosce all’infuori di Lui (Palestinese). È avvolto in un mantello intriso di sangue (dei martiri della Bestia)… e il Suo nome è Verbo di Dio. Gli eserciti del Cielo (HizbAllah, ecc…) lo seguono su cavalli bianchi.» (Apocalisse 19,11-16)

Il nome misterioso «che nessuno conosce all’infuori di Lui» significa che Gesù avrà un’apparenza nuova, nota solo a Lui e a quelli a cui Egli si rivelerà (Apocalisse 3,12). È così che Egli ritorna «come un ladro» (Apocalisse 3,3 & 16,15 / 1 Tessalonicesi 5,2 / 2 Pietro 3,10).

«La Donna»

Al centro dell’Apocalisse appare una Donna radiosa:

«Nel Cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di Sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle.» (Apocalisse 12,1)

Questa Donna è Maria, la Madre del Messia:

«Essa partorì un figlio maschio (Gesù), destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro.» (Apocalisse 12,5)

Il diavolo combatte contro la Donna e i Suoi figli:

«Or quando il drago si vide precipitato sulla terra, si avventò contro la Donna che aveva partorito il figlio maschio (Apocalisse 12,13)… Allora il drago si infuriò contro la Donna e se ne andò a far guerra contro il resto della Sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù (contro la Bestia).» (Apocalisse 12,17)

Questa Donna, la Vergine Maria, è apparsa a La Salette (Francia) nel 1846 per denunciare il tradimento del clero e annunciare l’apparizione prossima dell’Anticristo sostenuto dai 10 re. Ella ha pure predetto la venuta della Bestia (vedere il testo «Spiegazione del Messaggio di Maria a La Salette»). Maria è poi apparsa a Fatima (Portogallo) nel 1917, per mettere in guardia il mondo contro i cataclismi apocalittici, lasciando ai Papi il compito di divulgare un segreto nel 1960. Non lo hanno mai rivelato.

Il Papa Giovanni Paolo II ha fatto finta di rivelarlo nell’estate del 2000, ma questo segreto rimane nascosto dalla mafia vaticana. Noi pensiamo che questo segreto metta in guardia il mondo contro l’Anticristo e la sua infiltrazione nel Vaticano stesso. La Vergine aveva esplicitamente rivelato a La Salette, che l’Anticristo dovesse nascere «da una religiosa ebrea» (sionismo) e che «suo padre sarà Vescovo» (collaborazione israelo-cristiana). Ella ha rivelato ancora che «Roma perderà la fede e diventerà la sede dell’Anticristo». A ogni modo, il segreto di Fatima rivela al mondo l’identità dell’Anticristo; questo il Papa non ha avuto il coraggio di farlo. Gesù stesso smaschera il Suo nemico rivelando l’identità della Bestia il 13 maggio 1970.

L’Apparizione della vergine ai giorni nostri è un segno apocalittico innegabile.

I «Due Testimoni»

Dio susciterà i Suoi «Due Testimoni» per profetizzare contro la Bestia. Essa trionferà su di loro e li ucciderà. Il mondo si rallegrerà e si feliciterà della loro messa a morte:

«Ma farò in modo che i miei due Testimoni, vestiti di sacco, compiano la loro missione di profeti (contro la Bestia)… la Bestia che sale dall’Abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà… Gli abitanti della terra faranno festa su di loro, si rallegreranno e si scambieranno doni, perché questi due profeti erano il tormento degli abitanti della terra.» (11,3-10)

Accusati di «terrorismo», i due testimoni di Dio sono attaccati dal mondo intero. Questi «due testimoni» sono due popoli: i Palestinesi e i Libanesi, soprattutto quelli del sud del Libano, che combattono contro la Bestia, non quelli che vi si sottomettono e che collaborano con lei. Queste due categorie di uomini sono menzionati in un altro punto dell’Apocalisse: San Giovanni ha visto «le anime di coloro (i Palestinesi, il Primo Testimone) che furono immolati a causa della Parola di Dio e della Testimonianza che Gli avevano resa (questa testimonianza è la resistenza contro Israele). E gridarono a gran voce (con tutto il loro cuore): Fino a quando, Sovrano, Tu che sei Santo e Verace, non farai giustizia e non vendicherai il nostro sangue…?». Dio risponde dicendo loro «di pazientare ancora un poco, finché fosse completo il numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli (i Libanesi, il Secondo Testimone) che dovevano essere uccisi come loro» (6,9-11).

Questi due testimoni «hanno il potere di chiudere il cielo, poiché non cada pioggia nei giorni del loro ministero profetico. Essi hanno anche il potere di cambiare l’acqua in sangue e di colpire la terra con ogni sorta di flagelli tutte le volte che lo vorranno…» (Apocalisse 11,6).

Il significato di questi versetti simbolici è il seguente: questi due testimoni hanno il potere di fermare, con azioni militari, qualsiasi processo di pace fatto a loro svantaggio (di una «falsa pace» come la Santa Vergine ha detto a La Salette). In effetti «cielo» e «pioggia» simbolizzano la pace e la prosperità bloccati dalla resistenza dei due testimoni contro la Bestia.

Quanto al potere di «cambiare l’acqua (del battesimo) in sangue», ciò significa che il loro sangue versato nella resistenza contro la Bestia è una testimonianza per Gesù che vale loro come un battesimo non di acqua, ma di sangue, (il battesimo di Fatima). Dio li considera perfino «crocifissi» come Gesù: «La Bestia che sale dall’Abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà… dove appunto (a Gerusalemme) il loro Signore (il Cristo) fu crocifisso» (11,7-8). Questo battesimo di sangue li rende discepoli del Cristo, dacché Egli è il loro Signore.

L’ «Angelo» dell’Apocalisse

Questo «Angelo» mandato dal Cielo è un uomo, come è stato già spiegato nel primo capitolo.

Quando la Bestia è apparsa, Gesù ha rivelato il mistero apocalittico al Suo «Angelo». Egli, quindi, lo manda con il «Piccolo Libro Aperto» (10,1-2) per spiegarne il contenuto: «Non mettere sotto sigillo le parole profetiche di questo Libro, perché il Tempo è vicino» (22,10).

Una caratteristica di questo messaggero è che viene dall’Oriente (rispetto a Patmos); è, dunque, un’orientale. Infatti, Giovanni dice: «Vidi poi un altro Angelo che saliva dall’Oriente, e aveva il Sigillo del Dio Vivente…» (7,2).

È dall’Oriente, dal Libano, dove il Messia ha rivelato il Mistero del Libro dell’Apocalisse, che quest’uomo è inviato per spiegare agli uomini il contenuto di questo Libro. Il «Sigillo del Dio Vivente» è lo stesso «Piccolo Libro». Coloro che credono in questo Messaggio sono automaticamente «marchiati», scelti da Dio. Questa selezione degli eletti è fatta prima del grande cataclisma universale (guerra nucleare) che metterà fine all’egemonia mondiale delle due Bestie:

«…E gridò (l’Angelo) a gran voce ai quattro angeli: Non devastate né la terra, né il mare, né le piante, finché non abbiamo impresso il Sigillo del Nostro Dio sulla fronte dei Suoi servi.» (7,2-3)

Gesù aveva già predetto questo giorno terribile che precede il Suo Ritorno e che cambierà la faccia del mondo:

«…Sulla terra angoscia di popoli in ansia… gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra (le armi nucleari minacciano tutto il mondo)… Allora vedranno il Figlio dell’Uomo venire su una nube con Potenza e Gloria grande», ma Egli ha prontamente rassicurato i Suoi, quelli segnati dal Sigillo del Dio Vivente: «Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.» (Luca 21,25-28)

Ragioni dell’ermetismo: la profezia sigillata è spiegata nel suo tempo

L’Apocalisse è rimasta un Libro ermeticamente segreto per molte ragioni, di cui la principale è che le profezie che vi si trovano non si erano ancora compiute. Ora, ogni profezia può essere ben compresa solo dopo il suo compimento nella storia. Per questo motivo, le profezie dell’Antico Testamento sulla Venuta del Messia furono capite in dettaglio solo dopo la venuta di Gesù. Per esempio, nessuno si aspettava che il Messia sarebbe stato messo a morte da quelli che Lo aspettavano impazientemente. Così il capitolo 53 di Isaia, parlando del Messia messo a morte, dalla Sua stessa gente, era incomprensibile prima della crocifissione di Gesù.

Allo stesso modo, le profezie apocalittiche sulla Bestia erano completamente oscure. Quando è apparsa, Gesù Stesso è, quindi, intervenuto per rendere chiare le profezie tramite le quali essa era stata annunciata. Senza quest’intervento divino queste profezie sarebbero rimaste ermeticamente segrete.

In passato, Gesù è apparso ai discepoli di Emmaus dopo la Sua Resurrezione: «e cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a Lui (Luca 24,27)… Allora aprì loro la mente all’intelligenza delle Scritture e disse: Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno» (Luca 24,45-46). Se Gesù non avesse spiegato le profezie che Lo riguardavano ai Suoi discepoli, le loro menti -e in verità anche le nostre- non sarebbero state aperte a «l’intelligenza delle Scritture». Allo stesso modo, se Egli non avesse spiegato l’Apocalisse, questo «piccolo Libro» sarebbe rimasto chiuso, inaccessibile alle nostre menti.

A riguardo delle profezie bibliche San Pietro dice:

«Sappiate anzitutto questo: nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione, poiché non da volontà umana fu recata mai una profezia, ma mossi da Spirito Santo parlarono quegli uomini da parte di Dio.» (2 Pietro 1,20-21)

La spiegazione dell’Apocalisse qui data, bisogna sottolinearlo, non è una «privata spiegazione», ma una rivelazione divina fatta da Gesù Stesso. Se, prima del 13 Maggio 1970, l’Apocalisse rimaneva ancora oscura, era perché lo Spirito Santo non l’aveva ancora spiegata; gli uomini avevano tentato di dare una spiegazione personale, ma di loro iniziativa. Non erano inviati da Dio.

Due fattori hanno contribuito a mantenere il segreto dell’Apocalisse ermetico per così tanto tempo:

1.Le profezie apocalittiche non si erano ancora compiute: molte persone, riguardo queste profezie, stavano «cercando di indagare a quale momento o a quali circostanze accennasse lo Spirito di Cristo», (1 Pietro 1,11), ma tutte queste ricerche umane sono rimaste vane perché né «il momento», né «le circostanze» si erano ancora adempiute. Dal 1948, data dell’apparizione della Bestia, il tempo e le circostanze sono divenute evidenti nel mondo. Allora il Cristo è apparso, il 13 Maggio 1970, per rivelare la loro dimensione profetica aprendo il «Piccolo Libro».

2.Il testo apocalittico presenta gli avvenimenti in un modo particolarmente complicato. Ciò mantiene il suo messaggio perfettamente segreto, anche dopo il ritorno della Bestia. Se Gesù non avesse dato la «Chiave», l’Apocalisse sarebbe rimasta ermetica a causa dei tre seguenti fattori:

  1. Intreccio tra eventi e protagonisti
  2. Ripetizioni diverse della stessa storia
  3. Simboli differenti per una stessa realtà

L’intreccio

Gli eventi e i protagonisti sono intrecciati, non compaiono in maniera organizzata, né nell’ordine della loro apparizione. Leggendo l’Apocalisse, non bisogna aspettarsi uno svolgimento successivo degli avvenimenti riportati. C’è un tale intreccio tra protagonisti e avvenimenti, da perdere il filo delle idee. Così la Bestia, per esempio, è menzionata brevemente e rapidamente nel capitolo 11,7, -in un passaggio- senza una prima presentazione, come se il lettore dovesse conoscerne l’identità. Essa così passa completamente inosservata. Poi se ne parla lungamente più avanti ai capitoli 13 e 17, dove essa è presentata in dettagli, sottolineando il suo carattere feroce, la sua pre-esistenza, la sua scomparsa e, alla fine, la sua ricomparsa con forza in un luogo indicato vagamente prima di scomparire per sempre. Ancora una volta, però, per capire tutto questo, è necessaria «la Chiave». È per la spiegazione data da Gesù che uno può, a forza di pazienza, mettere insieme i pezzi del «puzzle» apocalittico, ciascuno al suo posto. Senza questa «Chiave» il lettore si perderebbe nei meandri di questo Libro.

Le ripetizioni diverse

Il racconto di uno stesso evento è ripetuto in forme diverse. Così è stato, nel libro della Genesi, per i due sogni del Faraone interpretati da Giuseppe: il sogno delle «sette spighe» e quello delle «sette vacche». I due sogni hanno una stessa interpretazione: essi annunciavano i sette anni di carestia che sarebbero seguiti a sette anni di raccolti abbondanti. Giuseppe spiegò al faraone che «quanto al fatto che il sogno del faraone si è ripetuto due volte, significa che la cosa è decisa da Dio e che Dio si affretta ad eseguirla» (Genesi 41,17-32).

Anche nell’Apocalisse c’è una ripetizione in simboli differenti perchè Dio è inesorabilmente deciso ad agire contro la Bestia al suo ritorno e a distruggerla per sempre, una volta per tutte.

  1. Una prima presentazione degli eventi va dal capitolo 4 al capitolo 8,1: Il Signore è sul Suo Trono per giudicare l’umanità tramite un libro chiuso con sette sigilli che Egli tiene nella Sua mano. Al capitolo 5, l’Agnello (Gesù) si presenta per prendere il Libro (5,7) e al capitolo 6, Egli rompe i sigilli l’uno dopo l’altro. Quattro cavalli (sono la Bestia) appaiono con i loro cavalieri provocando guerre e carestie (6,1-8). Dei testimoni sono uccisi da questi quattro cavalieri «sotto l’altare» (6,9-11). Alla fine, Dio risponde alle preghiere di questi martiri (6,9) e manifesta la Sua collera contro la Bestia (6,12-17). Dopo la caduta di quest’ultima, comincerà nel mondo una nuova era (6,21 & 22).
  2. Una seconda presentazione dello stesso racconto segue immediatamente sotto simboli diversi. Essa va dal capitolo 8,2 fino alla fine del capitolo 9. Qui i 7 sigilli sono sostituiti da 7 trombe portate da 7 angeli.

    Tra questa seconda presentazione e la terza che segue, compaiono dal capitolo 10 al capitolo 15,4, in simboli, intrecciati fra loro i protagonisti della Storia: l’Angelo, i due Testimoni, il Drago, la Donna, la Bestia, l’Altra Bestia, gli Eletti.

  3. Una terza presentazione di questi eventi è ripresa dal capitolo 15,5 al capitolo 16. Il simbolismo differisce ancora dai precedenti: ci sono 7 Angeli portanti 7 coppe colme dell’ira di Dio.

Ogni sigillo rotto, ogni tromba suonata e ogni coppa vuotata, è solo lo stesso evento ripetuto sotto simboli diversi.

Le forme simboliche differenti

Gli stessi protagonisti sono presentati sotto simboli diversi:

La Bestia dei capitoli 13 e 17 è rappresentata anche da:

  • I «4 cavalli» devastatori (6,1-7)
  • La montagna (di Sion) gettata nel mare (8,8)
  • La stella (di David) che cade dal cielo sulla terra (9,1)
  • I «pagani che calpestano la Città Santa» (11,2)
  • «Babilonia la Grande» (18,2)
  • Le «nazioni» (infedeli), «Gog e Magog» radunate dai 4 punti della terra a Gerusalemme, la «Città diletta» (20,7-9)

I simboli più difficili da capire -bisogna stare attenti- sono al capitolo 17,9-11:
Le «sette teste (della Bestia) sono sette colli» sui quali siede la grande Prostituta (sono i 7 colli su cui si trova Gerusalemme: Monte Sion, Monte Moria, ecc… 17,9). Essi sono anche «sette re» (17,10). Questi rappresentano la storia passata di Israele come regno: i 5 re che sono caduti rappresentano la Bestia che «era»; quello ancora esistente rappresenta gli Ebrei che si adoperavano segretamente per ristabilire il regno Israeliano sotto l’impero Romano, Paolo chiama questo «il mistero dell’iniquità già all’opera» (2 Tessalonicesi 2,7). Il settimo re, che «non è ancora venuto e quando sarà venuto, dovrà rimanere per poco» rappresenta la Bestia di ritorno nel mondo «per poco… (e che) è a un tempo l’ottavo re e uno dei sette». Israele di ritorno, ma non sotto forma di regno come in passato, è «a un tempo l’ottavo re e uno dei sette», perchè rappresenta quei «sette re» di Israele del passato e incarna tutta la storia di Israele. Gli Israeliani sperano ancora di restaurare il Regno di Davide e il Tempio di Salomone a Gerusalemme; essi proclamano sempre Gerusalemme capitale e Città del Re Davide.

Questa varietà di simboli si applica anche ai numeri:
I «42 mesi» (11,2) sono i «1260 giorni»: 42 mesi = 1260 giorni (11,3 / 12,6).

Questo periodo è detto «un tempo e i due tempi e mezzo» (12,14).
Nel seguente capitolo viene data una spiegazione maggiore.

Spiegazione dei numeri e dei simboli

Il numero «666»

666 talenti d’oro

Abbiamo già visto che la cifra «666», nome della Bestia indica i 666 talenti d’oro che Salomone riceveva ogni anno dai paesi vicini (1 Re 10,14 / 2 Cronache 9,13). Israele sogna oggi di avere nelle sue casse, annualmente, un’entrata identica che equivarrebbe a più di 17.000 kg d’oro (17 tonnellate!). Una tale ricchezza incassata da Israele dagli Arabi (petrolio…) non solo sosterrebbe in modo considerevole l’economia di Israele, ma significherebbe il controllo morale Israeliano sui paesi arabi, cioè sul mondo intero. Il numero 666 simboleggia dunque le ambizioni sioniste: il Grande Israele.

Simbolo di fallimento

Il numero 6 è il simbolo del fallimento. È la sorte della Stella a 6 punte, simbolo d’Israele. Profeticamente parlando, il numero 6 è il simbolo del Male e dell’imperfezione, in contrasto con il numero 7, che è il simbolo del Bene e della perfezione. Quando Gesù chiede di perdonare «7 volte o 77 volte» (Matteo 18,21), bisogna capire che il perdono deve essere accordato pienamente a coloro che lo domandano sinceramente, non solo un numero di volte (7 volte), ma ben oltre, fino al simbolismo del numero 7, perdonare perfettamente di tutto il proprio cuore. Allo stesso modo, i «7 sigilli» del Libro indicano che il suo segreto è completamente garantito. Le «7 corna dell’Agnello» indicano la Sua Onnipotenza e i Suoi «7 occhi» la Sua perfetta visione delle anime (5,6).

Nel contesto dell’Apocalisse, il numero 6, un grado sotto il 7, è quindi simbolo di un lavoro infruttuoso, abortito che termina nel tormento eterno invece di condurre al riposo del «7° giorno». Dio ha creato l’Universo in sei giorni, ma «il Settimo giorno Egli si riposò» (Genesi 2,2). L’uomo sotto il «7» entra nel Riposo di Dio. San Paolo dice che il «Riposo del Settimo Giorno» è riservato ai discepoli di Gesù. Egli invita, quindi, gli Ebrei recalcitranti a credere in Gesù: «Dobbiamo dunque temere che… qualcuno di voi ne sia giudicato escluso (dal Riposo di Dio)… È dunque riservato ancora un riposo sabbatico per il popolo di Dio (i discepoli di Gesù)… Affrettiamoci dunque ad entrare in quel riposo…» (Ebrei 4,1-11).

Gesù Stesso invita tutti gli uomini ad entrare in questo Riposo: «Venite a Me, voi tutti, che siete affaticati ed oppressi, e Io vi ristorerò… Prendete il Mio giogo sopra di voi… e troverete ristoro per le vostre anime» (Matteo 11,28-29). Noi preghiamo che gli Ebrei rispondano a quest’invito del Messia. Essi capiranno allora, che il piano Sionista non gli riserva né la pace, né la sicurezza e che il solo e vero Riposo si trova nella fede in Gesù. Coloro che si rifiutano di andare a Lui si condannano da soli a una stanchezza eterna; essi sono segnati dal sigillo del diavolo: il 6; essi non raggiungeranno mai il «settimo giorno» del Riposo eterno. Ecco perché Dio dice nell’Apocalisse:

«Il fumo del loro tormento salirà per i secoli dei secoli e non avranno riposo né giorno, né notte quanti adorano la Bestia.» (14,11)

Quanto a quelli che combattono la Bestia, sono essi che, forse a loro insaputa, praticano «la costanza dei santi, che osservano i comandamenti di Dio e la fede in Gesù» (Apocalisse 14,12). Essi saranno introdotti per sempre nel Riposo di Dio:

«Beati d’ora in poi, i morti che muoiono nel Signore. Sì dice lo Spirito, riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono.» (Apocalisse 14,13)

L’Alleanza tra i tre protagonisti del male

La triplice ripetizione della cifra 6 (666) rappresenta l’alleanza dei tre protagonisti del male: il «Drago», la «Bestia», e la «seconda Bestia». Questi tre alleati sono marchiati dalla cifra 6 e sono uniti in un solo numero: 666, perché essi lavorano insieme per stabilire l’Impero della Bestia. Da una parte «il Drago le (alla Bestia) diede la sua forza, il suo trono e la sua potestà grande» (13,2), e dall’altra, anche la seconda Bestia in modo totale «esercita tutto il potere della prima Bestia in sua presenza» (13,11-12), con i suoi «dieci re, che hanno un unico intento: consegnare la loro forza e il loro potere alla Bestia» (17,12-13). Si tratta certo qui dell’alleanza tripartita malefica.

La stampa mondiale riporta senza sosta che i capi delle due Bestie percorrono continuamente la terra per radunare i re del mondo intero -re e capi Arabi in particolare- per condurli alla posizione Americana e imporre la pace con Israele. Questa «falsa pace» terminerà con una guerra chiamata simbolicamente «Armaghedòn». San Giovanni dice: «vidi tre spiriti immondi… sono infatti spiriti di demoni… vanno a radunare tutti i re di tutta la terra per la guerra del Gran Giorno di Dio l’Onnipotente… E radunarono i re nel luogo che -in ebraico- si chiama Armaghedòn» (16,13-16). L’Apocalisse sottolinea che questo nome è in ebraico. In questa lingua ciò significa Montagna di Meghiddo (Ar, in ebraico, significa montagna). Meghiddo, vicino Haifa, è il luogo della sconfitta totale delle truppe Israeliane da parte dell’Egitto nel 609 a.C. (2 Re 23,28-30 / 2 Cronache 35,19-25). Il Faraone Necao lì uccise il re Giosia in cui gli Israeliani avevano riposto tutte le loro speranze. Questo fu l’inizio del crollo di Israele. Infatti, circa venti anni più tardi, Nabucodonosor invase Gerusalemme e distrusse il Tempio di Salomone, mettendo fine, una prima volta, al regno di Israele. Da allora, per gli Ebrei, Meghiddo è divenuto il simbolo della sconfitta e dello sterminio di Israele. Una nuova Meghiddo, grande quanto una montagna (ar), è riservata alla Bestia… e ai suoi alleati.

I «42» mesi

«Alla Bestia fu data… con il potere di agire per 42 mesi» (13,5), e anche «i Pagani (la Bestia) calpesteranno la Città Santa (Gerusalemme) per 42 mesi» (11,2). Ciò significa che la Bestia e i Pagani sono la stessa cosa. Dio, però, susciterà contro di loro i Suoi «due testimoni… (perché) compiano la loro missione di profeti per 1260 giorni» (11,3), cioè essi profetizzeranno contro la Bestia in tutto il periodo in cui essa occuperà la Palestina, perché i «42 mesi» equivalgono a «1260 giorni» (42×30).

Durante questo stesso periodo, la «Donna», simbolo degli Apostoli apocalittici, fugge «per volare nel deserto verso il rifugio preparato per Lei per esservi nutrita (dal Messaggio dell’Apocalisse) per un tempo, due tempi e la metà di un tempo lontano dal Serpente (tre tempi e mezzo)» (12,14). Questi tre tempi e mezzo sono i «42 mesi» o i «1260 giorni», che equivalgono a tre anni e mezzo. Questo stesso periodo è ancora simbolizzato dai «tre giorni e mezzo» (11,9), periodo della persecuzione dei 2 Testimoni di Dio: «Uomini di ogni popolo, tribù, lingua e nazione vedranno i loro cadaveri per tre giorni e mezzo» (11,19). La televisione ha mostrato a tutto il mondo le vittime Palestinesi e Libanesi perseguitati da Israele; essi furono, e sono ancora, trucidati, imprigionati, cacciati via dalle loro case demolite e dalle loro terre per essere sostituite da colonie ebraiche.

Dal profeta Daniele in poi, questi «tre tempi e mezzo» sono divenuti la durata simbolica di tutte le ingiustizie e le persecuzioni in generale (vedere Daniele 7,25).

Questo periodo, presentato in modo diverso tutte le volte nell’Apocalisse, svia il lettore e contribuisce a rendere impossibile la comprensione del testo. La spiegazione è la seguente: la Bestia deve occupare la Palestina per «42 mesi». Durante questo periodo, che equivale a «1260 giorni», i «due Testimoni» di Dio le resisteranno e gli Apostoli dell’Apocalisse, i figli della «Donna», saranno scelti e tenuti isolati, come «in un deserto», per «essere nutriti» con il Libro dell’Apocalisse (Apocalisse 12,14). Essi sono invitati a «prendere» questo Libro dalla mano dell’Angelo che lo tiene aperto e a «mangiarlo per profetizzare DI NUOVO», anch’essi, con i due Testimoni, «contro molti popoli e nazioni, lingue e re» alleati della Bestia (Apocalisse 10,8-10).

Le «corna»

Le corna simbolizzano la potenza. Satana appare nell’Apocalisse sotto forma di un «Drago rosso (segno di furia), con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi» (Apocalisse 12,3). Anche la Bestia ha «dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e su ciascuna testa un titolo blasfemo» (Apocalisse 13,1).

Un dettaglio importante passa inosservato: la Bestia ha «sette teste e dieci corna»; i diademi non sono sulle sue teste, ma sulle «dieci corna», simbolo dei «dieci re» che mettono la loro potenza al servizio della Bestia. Quanto al Drago, esso porta i suoi diademi sulle «sue teste», perché attinge il proprio potere da se stesso. Esso è il re incoronato del Male.

I «4 cavalli» e i loro cavalieri

I quattro cavalli del capitolo 6,1-7 rappresentano una stessa entità: la Bestia. Si oppongono ai «4 Esseri viventi» che stanno attorno al Trono (Apocalisse 4,6-8) che rappresentano i 4 Evangelisti. Ogni Evangelista permette a uno dei quattro cavalli di venire nel mondo con il suo cavaliere gridandogli: «Vieni!». I 4 Evangelisti del Cristo hanno donato la vita al mondo. Al contrario, il potere dato a questi 4 cavalieri è «per sterminare con la spada, con la fame, con la peste e con le fiere della terra» (Apocalisse 6,8). Queste fiere sono le 2 Bestie dell’Apocalisse a cui è permesso di «venire» per mettere alla prova gli uomini.

Le armi apocalittiche

San Giovanni ha visto tre tipi di armi che non esistevano ai suoi tempi: gli aeroplani, le bombe e i carri armati. Queste armi apocalittiche sono la forza della Bestia.

Le «cavallette» (aerei e elicotteri)

Giovanni ha visto apparire delle strane «cavallette» da guerra. Sono gli aerei e gli elicotteri:

«… Dal fumo uscirono cavallette che si sparsero sulla terra… Queste cavallette avevano l’aspetto di cavalli pronti per la guerra (sono armi per la guerra)… il loro aspetto era come quello degli uomini (sono guidati da uomini)… Avevano il ventre simile a corazze di ferro (il corpo metallico di un aereo), e il rombo delle loro ali come il rombo di carri trainati da molti cavalli lanciati all’assalto (il rumore dei motori posti sulle ali).» (Apocalisse 9,3-11)

Le battaglie aeree sono una nuova dimensione di guerra e segnalano i tempi apocalittici. Gli aerei da guerra sono la principale forza militare di Israele, conferitagli dagli U.S.A.

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Aerei israeliani

La «grandine» (le bombe)

Le bombe sono rappresentate dalla «grandine enorme», predetta nell’Apocalisse e mai vista prima sulla terra. Ogni chicco pesa «1 talento» (la dimensione delle bombe moderne). Questa grandine spaventosa causa terribili disastri sulla terra: «E grandine enorme del peso di un talento scrosciò dal cielo sopra gli uomini… era davvero un grande flagello» (Apocalisse 16,21).

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Missili israeliani

Questa grandine disastrosa compare contemporaneamente alle «cavallette» da guerra. Le bombe, in particolare quelle a frammentazione, al napalm e quelle nucleari utilizzate dalle due Bestie e dai loro alleati, sono un’arma potente contro coloro che gli resistono. Questo flagello è stato annunciato dalle profezie per segnalare i tempi apocalittici.

I «cavalli» (i carri armati)

Giovanni dice: «Così mi apparvero i cavalli (i carri armati) e i cavalieri: questi avevano corazze di fuoco, di giacinto, di zolfo. Le teste dei cavalli erano come le teste dei leoni e dalla loro bocca uscivano fuoco, fumo e zolfo (i cannoni e le mitragliatrici sui carri armati)» (9,17).

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Carro armato israeliano

Le profezie sull’arsenale apocalittico non potevano essere comprese prima dell’apparizione delle armi predette, che erano impensabili all’epoca di Giovanni e di fatto fino all’inizio del XX secolo.

Il luogo geografico

La Palestina è il centro principale degli eventi apocalittici. Due testi attirano la nostra attenzione su questo paese e particolarmente su Gerusalemme, la «Città Santa» e la «Città Diletta». Qui è profetizzata l’apparizione della Bestia:

«I Pagani calpesteranno la Città Santa per 42 mesi.» (Apocalisse 11,2)

«Satana uscirà… per sedurre le nazioni ai quattro punti della terra… per la guerra… Marciarono su tutta la superficie della Terra (insediamenti israeliani su tutta la superficie della Palestina) e cinsero d’assedio l’Accampamento dei Santi e la Città Diletta (Gerusalemme, particolarmente bramata da Israele come capitale).» (Apocalisse 20,7-9)

Il paese dove Satana raduna i suoi uomini è riconoscibile a causa della menzione della «Città Diletta».

Le caratteristiche della Bestia

  1. Essa è esistita nel passato, è scomparsa e deve riapparire.
  2. Essa riappare in Palestina con potenza e sembra invincibile.
  3. Essa ha subito una ferita mortale dalla quale è guarita.
  4. Essa detiene un grande potere internazionale.
  5. Essa rappresenta un gruppo di uomini.
  6. Una nazione potente la sostiene e la impone al mondo.
  7. Essa appare con aeroplani, bombe e carri armati.
  8. Essa farà scorrere molto sangue innocente.
  9. Essa nega che Gesù sia il Cristo.
  10. Essa sarà distrutta nella guerra di Ar Meghiddo.

L’apparizione, nel 1948, in Palestina dello Stato di Israele, sostenuto dall’America, Stato formato da coloni Ebrei che sono accorsi dai 4 punti della terra per stabilirsi su tutta l’estensione del paese, per proclamare Gerusalemme capitale, è un segno che il Tempo apocalittico è qui.

Dopo la caduta

La Restaurazione: Cielo e Terra nuovi

Dopo la caduta definitiva della Bestia Dio inaugurerà una nuova era nel mondo. Giovanni ha visto «un Cielo Nuovo e una Terra Nuova» (Apocalisse 21,1) e dice che «Colui che sedeva sul Trono disse: Ecco Io faccio Nuove tutte le cose» (Apocalisse 21,5). Questo Nuovo Universo era già stato profetizzato da San Pietro: «E poi, secondo la Sua promessa, noi aspettiamo Nuovi Cieli e una Terra Nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia» (2 Pietro 3,13). (Vedere il testo «La Restaurazione Universale»).

Questa è la storia dell’Apocalisse raccontata semplicemente e metodicamente. Non è stata rivelata a Giovanni in questo modo chiaro e in successione, perché Dio ha voluto mantenerne segreto il contenuto (Apocalisse 5,1 e 10,4) fino all’apparizione della Bestia, alla vigilia del Ritorno del Cristo. Egli avrebbe mandato poi il Suo messaggero per spiegare tutto: «Non mettere sotto sigillo le parole profetiche di questo Libro, perché il tempo (del Ritorno del Cristo) è vicino» (Apocalisse 22,10). Quest’ermetismo fu voluto da Dio per «mettere alla prova gli abitanti della terra» prima del Ritorno di Gesù (Apocalisse 3,10-11).

È così che Gesù sonda attualmente i cuori: «Io sono Colui che scruta gli affetti e i pensieri degli uomini» dice Gesù (Apocalisse 2,23). Gli eletti sono coloro che si mettono dalla parte della giustizia combattendo con coraggio e con determinazione contro la Bestia, a costo delle loro stesse vite. Essi stabiliscono -con la loro resistenza contro l’Anticristo- il Regno di Dio e del Suo Cristo sulla terra:

«Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, poiché è stato precipitato l’accusatore (la Bestia) dei nostri fratelli (i due testimoni). Ma essi lo hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello e grazie alla testimonianza del loro martirio; poiché hanno disprezzato la loro vita fino a morire.» (Apocalisse 12,10-11)

L’Apocalisse narra la storia del ritorno di Israele, la Bestia, l’Anticristo e della sua condanna definitiva. La sua caduta manifesterà la potenza e la gloria del Messia, Gesù di Nazareth il Cui Regno durerà per sempre.

Il Regno di Dio sulla Terra

La settima tromba risuona: essa annuncia lo stabilirsi del Regno di Dio e di Gesù sulla terra dopo la caduta dell’Anticristo:

«Il settimo Angelo suonò la tromba e nel cielo echeggiarono voci potenti che dicevano: Il Regno del mondo appartiene al Signore nostro e al suo Cristo: Egli regnerà nei secoli dei secoli.» (Apocalisse 11,15)

La Luce divina, spenta dal Drago e dalla Bestia, risplenderà di nuovo nei cuori assetati di Verità e d’Amore. Essi vivranno con Dio in loro e saranno il Tempio di Dio:

«Al Vincitore darò la manna nascosta e una pietruzza* bianca sulla quale sta scritto un nome nuovo, che nessuno conosce all’infuori di chi la riceve.» (Apocalisse 2,17)

*Certe Bibbie traducono «sasso bianco» al posto di «pietra bianca». «Sasso» è la traduzione della parola greca «psyfon», la lingua nella quale l’Apocalisse fu scritta. Ora, in greco questa parola significa «sasso» o «pietra». È con la parola «pietra» che va tradotta (così come traduce giustamente la Bibbia TOB, Traduzione Ecumenica della Bibbia) perché la parola «sasso» non può servire all’edificazione di una costruzione.

La parola «pietra» ha una risonanza profetica ed evangelica che non viene evocata dalla parola «sasso». Gesù, dicendo a Pietro: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa» (Matteo 16,18), ha consacrato questa parola. Egli la riprende nell’Apocalisse per edificare la sua Chiesa immateriale della fine dei tempi. Questa non è un edificio materiale, ma rappresenta gli Apostoli dell’Apocalisse, pietra di edificazione del Tempio Spirituale formato da essi e da tutti quelli che credono al messaggio apocalittico come rivelato da Gesù al suo inviato. Questi, difatti, sono considerati come «pietre viventi» del Tempio Spirituale, non materiale, della Gerusalemme Celeste, di cui Gesù è la «pietra angolare» (Leggere 1 Pietro 2,4-5: «Anche voi venite impiegati come pietre vive…». 1 Corinzi 3,16 / 6,13-20 / 2 Corinzi 6,16 / Efesini 2,20).

Nell’Apocalisse, Gesù qualifica anche il credente vincitore come «colonna nel Tempio del Mio Dio» (Apocalisse 3,12). L’Apocalisse conferma questo nuovo ordine mondiale:

«Vidi poi un Cielo nuovo e una Terra nuova, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare (la morte dell’anima) non c’era più … A colui che ha sete darò gratuitamente acqua dalla fonte della Vita… Io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio… Non vidi alcun Tempio in essa perché il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo Tempio…Non ci sarà più notte» (Apocalisse 21).

«Chi ha sete venga; chi vuole attinga gratuitamente l’Acqua della Vita.» (Apocalisse 22,17)

Padre, che il tuo Regno venga, che la tua volontà sia fatta sulla terra come in cielo. Amen!

«Oh sì, vieni Signore Gesù! Amen!»

«…E chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese.» (Apocalisse 2,7)

Pierre (1978 / Rivisto 2005)

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